GG Sound Fest Milano – un’esperienza da ripetere

Ieri, nella sempre meravigliosa cornice del Museo della Scienza e della Tecnologia a Milano, si è svolto il GG Sound Fest, un evento dedicato ai bambini e alle famiglie e organizzato dalla rivista Giovani Genitori.
Invitati (grazie!) dalla rivista siamo arrivati all’ingresso verso le 10:30 del mattino, convinti di fermarci giusto un paio di ore e poi rientrare a casa. Invece no.
Ci accoglie subito un divertente clown del Circo Wow che ci da una ripulita con un piumino morbido morbido dicendoci che si entra “solo ben puliti”. Ritirati gli accrediti all’ingresso prenotiamo qualche laboratorio tra quelli perfettamente spiegati nell’elenco consegnato al desk e, con Emma emozionata ed eccitata, facciamo il nostro ingresso.
Prima esperienza, la Balloon Room. Scary. Troppo divertente. Una stanza buia buia dove si entra genitore/figlio ed è zeppa di palloncini colorati. Obiettivo? Trovare il palloncino nero! E allora via, armate di iPhone da usare come torcia mentre balliamo per mano, lei un po’ divertita un po’ spaventata che dice “Mamma mamma dove sei!” all’inizio, poi si ambienta e lo spirito di competizione prevale, vuole trovare il palloncino nero e balla balla spinge scansa i palloncini, un po’ di qua un po’ di là. E ride. Ride un sacco. E io mi sento la persona più felice del mondo lì, in quella stanza buia piena di palloncini ad ascoltare il suono della sua risata, la musica più melodiosa che io conosca.

Ma tutte le cose belle finiscono e, senza aver trovato il palloncino nero (e quindi senza l’ambitissimo premio olio emolliente detergente) andiamo girovagando per il Museo, già un’avventura di per sè con tutti quei corridoi e quelle bellissime sale. Incontriamo un personaggio strano, dice di chiamarsi Antoine de Saint-Exupéry e sostiene di aver scritto una bellissima favola, chiamata il Piccolo Principe. Mah. Certo è buffo, ed Emma continua a sorridere.

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Lo seguiamo per un po’ e arriviamo al chiostro del museo, bellissimo, un luogo incantevole dove, guarda un po’, ci troviamo faccia a faccia con uno dei giochi che adoriamo: i Lego! In questo caso si tratta di un laboratorio organizzato da Brics4kidz, e in men che non si dica abbiamo costruito un elicottero con l’elica che gira. Entusiasmo alle stelle.

Si sa, l’appetito vien mangiando e allora via, con la mappa in mano (che già solo questo come gioco non è niente male se ci pensi) alla ricerca della prossima esperienza, che promette meraviglie. Si chiama Celestial Sounds e si svolge nel giardino del Museo, sotto un bel gazebo dove troviamo ad attenderci insieme ad altri bimbi, mamme e papà, due simpatici ragazzi con dei buffi strumenti. Pare si chiamino handpan, gli strumenti non i ragazzi, loro si chiamano Almas Calientes e sono veramente bravi. Abbiamo suonato tutti insieme, con le mani, con i piedi. Cantato e poi, ogni bimbo ha avuto l’opportunità di provare a suonare quella specie di disco volante capace di restituire un suono che sembra venire davvero direttamente dalle nuvole. Un’esperienza bellissima, dolce e divertente.

 

handpan-1handpan

Pausa pappa e poi via di nuovo, alla ricerca di qualcosa di speciale da fare (ma qui a dire il vero è tutto molto speciale quindi c’è solo da farsi trascinare dalla musica, come nella fiaba del Pifferaio magico. Passati accanto a un enorme sottomarino e superato un gigantesco vascello pirata ci ritroviamo dentro una barca di legno, dove un simpatico marinaio afferma di saper suonare le sardine, i delfini e anche i polipi ma che, per farlo, gli serve l’orchestra sottomarina di Microcosmo. Detto, fatto. Uno strumento ciascuno e che il concerto abbia inizio. Divertente, entusiasmante, corale. Tanti bambini che nemmeno si conoscono ma che in due minuti, con uno xilofono e due maracas, messi insieme dal suono del tamburo, ci fracassano le orecchie di un rumore che, però, sembra musica.

Bene, i pesci li abbiamo suonati e siamo sempre più felici. Ora che si fa? Ci vuole un po’ di relax e allora via di violoncello. Ma qui niente è come sembra e la violoncellista che incontriamo è quanto di più distante dalla classica musicista di violoncello per come ci è stata raccontata. Giovane, bellissima, suona una musica che con il violoncello sembra centrare poco e invece, guarda un po’, c’entra eccome. Lei è Bea Zanin e ha un sacco di strumenti divertenti oltre al violoncello: un soundpad, un computer e uno strano pedale che riproduce suoni e voci all’infinito. Molto divertente da scoprire, per qualunque bambino. Ci ha fatto anche ballare, perché lei non suona romanze, il suo è un violoncello elektro-rock. Favolosa.

Insomma, dopo tutto questo e molto altro ancora che non sto a raccontarvi perché ci vorrebbero due giorni, Emma era letteralmente cotta. Sopraffatta dalle esperienze fatte, dai bimbi conosciuti, da questo tempo prezioso e pregiato trascorso con mamma e papà a fare cose speciali, si è addormentata in macchina alle 16:45 per svegliarsi felice e riposata alle 19:30.

Ed, anche per questo, mamma e papà ringraziano.

 

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Una tranquilla domenica allo Smaland

Anche nelle famiglie più anticonformiste e radical chic capita, un paio di volte l’anno, il giro all’Ikea.
Complice magari una domenica di pioggia (mai andare all’Ikea in una di quelle domeniche, perché almeno un altro milione di persone avrà avuto la tua stessa brillante idea) ti metti in macchina e, se hai dei figli, c’è un’unica parolina magica che placherà ogni loro capriccio, li trasformerà in improbabili angioletti e tuoi fedeli complici fino all’orario prestabilito: “Se fai la brava, ti porto allo Smaland“.

Che poi, pare facile. Arrivi, parcheggi nell’unico buco libero tra altri 2000 buchi occupati e trovalo tu, quell’unico buco libero, e ti dirigi allegra e baldanzosa con la tua pargoletta per mano come se nulla fosse verso l’entrata. Lì. il contatore dei numeretti ti riporta alla realtà con un sonoro ceffone: segna il numero 74 e tu hai il 135.
Vorresti poter dire “Guarda Amore mio, c’è talmente tanta fila che la mamma dovrà rifare la tinta ai capelli almeno 3 volte per coprire la ricrescita prima che riusciamo a entrare“. Ma sai che non funzionerà. Hai promesso. Lei ha fatto la brava. E una promessa è un promessa.

E quindi ti siedi buona buona sulla panchina e, di fronte a quella che ti sembra solo una provvidenziale macchinettà del caffè ti rendi conto che, in effetti, trattasi di un distributore di calzini antiscivolo. Quelli che tu, come ogni volta, hai dimenticato a casa. Ma niente panico, con soli 2Euro siori e siore la tua bambina ritrova il sorriso smarrito e anzi, riesce a occupare buona parte del tempo che vi separa dall’ingresso nel dramma dell’indecisione: quale colore sarà più appropriato per questo evento mondano senza precedenti? Rosa cipria a righe grigie oppure giallo canarino a righe bordeaux? La lasci fare e…dopo circa 10 minuti…eccola trionfante con un calzino arancione e azzurro che è un pugno in un occhio. Ma siamo all’86.

Beh, dai, non è che manchi poi molto suvvia, sono velocissimi cerchi di ripeterti come un mantra mentre gli anni migliori della tua vita e alcuni centimetri di girovita ti scivolano via tra una cinnamon roll e una spremuta che probabilmente ricorderai per una settimana tra dolori lancinanti per quanto è acida.
Ma intanto lei, bellissima e sorridente, fa colazione con un donuts al cioccolato e un succo all’albicocca. E siamo già al 99. Dai che svoltiamo e poi è un attimo.

Intorno a te orde di mamme/papà in abbigliamento improbabile berciano e urlano in tutte le lingue conosciute ad eccezione dell’esperanto e, tendenzialmente, sfogano la frustrazione di avere fatto questa sonora cazzata litigando tra loro o trattando malissimo i loro eccitatissimi bambini che, nel frattempo, si arrampicano praticamente ovunque pareti incluse avendo improvvisamente conquistato poteri che Spiderman levati. Ma se non li volevi portare allo Smaland, perché glielo hai promesso? Già, perché? 114.

Evvai, solo 20 numeri prima di noi. Cominciamo a organizzarci e decidiamo di optare per un evergreen: la pipì. Il tempo di una negoziazione stile USA/Russia sul mi scappa/nonmiscappa/guardafacciamolacheèmeglio/okmachepalle e siamo già al 122. Fila al bagno, pipì, lavaggio mani con doccia annessa perché “Mamma, tranquilla faccio io” e siamo di nuovo fuori: 133.

Presto che è tardi: compiliamo di corsa il modulo stile FBI (bravi!) necessario per parcheggiare la creatura nel tempo in cui dovrai effettuare i tuoi indispensabili acquisti ed ecco qui. Finalmente libera. Già. Ma che cosa dovevi comprare? Niente. Beh, ormai sei lì e non puoi certo rinunciare così a cuor leggero al tempo in solitudine che ti sei conquistata. Pensa pensa pensa, direbbe Winnie. Ah, ecco! Quei bei tovaglioli bianchi grandi che sono mille volte meglio di quelli del supermercato. E munita di borsa gialla ti dirigi decisa. Dopo aver girato tutta l’esposizione mobili in rigorosa fila indiana odiando chiunque ti segua o ti preceda, dopo essere scesa al mercato e aver percorso ogni metro cucina, bagno, luci, cornici e candele, casa ordine (casa ordine???? vieni a csa mia Signor Ikea!) e fino a piante e accessori da giardino arrivi alla cassa, con i tuoi 4 pacchi di tovaglioli da 1,99€ cad. e senti che sì, ne valeva davvero la pena.