Creatività “a titolo gratuito” per il Ministero della Salute: sì o no?

Ovviamente no. Per nessun Ministero. Per nessuno. Mai.

Ma non si può semplificare così tanto. Sono giorni che ci penso, che leggo e che converso con colleghi decisamente molto più titolati di me. Traendo spunto da questi confronti e queste conversazioni, dunque, provo a dire la mia.

In primis, ritengo grave l’idea che una attività così importante e strategica possa o peggio debba essere svolta a titolo gratuito. E che simile richiesta provenga da una Istituzione che il lavoro dovrebbe rispettarlo e riconoscerlo è anche peggio. Ma, forse, tra gli scivoloni degli ultimi giorni del nostro caro Ministro Lorenzin, questo è anche il meno.

Ieri il mio caro amico Antonio Barbieri mi suggeriva una riflessione: “se “lo Stato siamo noi”… e se il nostro operato servisse ad innalzare il livello di conoscenza, cultura e sensibilizzazione dei nostri concittadini… si può anche lavorare gratis… se lo Stato siamo noi…”.

Vero, ha ragione, ma fino ad un certo punto. Primo perché il nostro è un lavoro e lavorare gratis è qualcosa che non comprendo proprio. Secondo questa logica anche l’impiegato del Comune non dovrebbe percepire stipendio e non mi pare possibile. inoltre, andando nello specifico, ritengo che il mestiere del comunicatore in generale e del creativo ancora di più, sia stato e sia tuttora così sottovalutato, non compreso, vilipeso che non sono affatto sicura che la via del “sì, lo faccio gratis” sia quella giusta. A prezzo politico, magari. Ma del tutto gratis no, non penso di essere d’accordo.

Ed ecco che mi viene in aiuto la posizione di Vicky Gitto, Presidente in carica dell’ACDI, che mi sento di condividere e che potete leggere qui. E, aggiungo una provocazione. Dopo l’opportuna formazione che, quella sì, come dice Vicky, potremmo mettere a disposizione gratis a tutti i nostri cari Ministri, perché avere una classe dirigente più preparata farebbe del bene a noi come categoria ma anche all’intero Paese, questi sarebbero in grado di definire per ciascuna campagna di comunicazione un budget chiuso, inamovibile, e di comunicarlo in un bando di gare che non preveda “ribassi” ma che si giochi solo sul piano delle idee, della creatività e della strategia. Tutti a concorrere ad armi pari su qualcosa di sicuro.

Mi sento di dire che la qualità di quel che si produce e la voglia di mettersi al servizio delle istituzioni per farle brillare di certo non mancherebbe. Investimenti corretti tante idee, tanta bellezza e rispetto per chi ci lavora. Potrebbe essere una ottima occasione per mettersi in mostra e per avere comunicazione ben fatta senza sprechi.

Infine, un po’ di autocritica. Se gli specialisti della Comunicazione che si dimostrano tutti profondamente indignati smettessero di essere i primi a trarre vantaggio da un mercato costantemente al ribasso a discapito della qualità, se fossimo davvero tutti a fare barricate contro lo sfruttamento del lavoro intellettuale ad ogni livello beh, forse avremmo una classe dirigente più preparata e meno Ministri che ci chiedono di lavorare gratis.

Advertisements